Indice degli argomenti
L’artrosi bilaterale è una patologia degenerativa che coinvolge entrambe le anche o entrambe le ginocchia. Quando dolore, rigidità e limitazione dei movimenti interessano entrambi gli arti, anche le attività più semplici, come camminare, salire le scale o alzarsi da una sedia, diventano faticose, con un impatto significativo sulla qualità di vita.
Quando i trattamenti conservativi non sono più sufficienti a controllare i sintomi, la chirurgia protesica rappresenta l’opzione più efficace, ma molti pazienti si chiedono se sia necessario affrontare due interventi distinti oppure se sia possibile operare entrambe le articolazioni nella stessa seduta chirurgica.
Nella mia pratica quotidiana non sono contrario all’intervento simultaneo per il trattamento dell’artrosi bilaterale. Ritengo tuttavia fondamentale distinguere tra anca e ginocchio. Oggi, grazie alle moderne tecniche chirurgiche mininvasive, la protesi bilaterale d’anca rappresenta una valida opportunità per pazienti accuratamente selezionati. Diverso è il discorso per il ginocchio, dove preferisco adottare un approccio più prudente.
Vediamo insieme perché.
Artrosi bilaterale: panoramica dei trattamenti
L’artrosi bilaterale di grado lieve o allo stadio iniziale, può essere efficacemente trattata con un approccio conservativo. Fisioterapia, farmaci antidolorifici, infiltrazioni e modifiche dello stile di vita possono aiutare a ridurre i sintomi, tuttavia non arrestano la degenerazione progressiva della cartilagine. Quando il dolore diventa persistente, compaiono gonfiore, scricchiolii e rumori articolari o una marcata limitazione delle attività quotidiane, la chirurgia protesica rappresenta un’opzione da considerare.
Fino a pochi anni fa, la strategia più diffusa prevedeva due interventi separati: si operava prima l’articolazione più dolorosa e successivamente l’altra, a distanza di alcuni mesi. Non era tuttavia raro che, al momento del primo intervento, il paziente riferisse un peggioramento dell’arto inizialmente meno sintomatico.
L’evoluzione della chirurgia mininvasiva a risparmio tissutale ha modificato questo scenario. Oggi, nei pazienti che presentano idonee caratteristiche cliniche, è possibile prendere in considerazione un intervento bilaterale simultaneo.
Personalmente valuto sempre entrambe le possibilità, scegliendo la soluzione più sicura e vantaggiosa per il singolo paziente.
Cos’è l’intervento di protesi d’anca bilaterale
Nei pazienti affetti da coxartrosi bilaterale, ovvero l’artrosi che interessa contemporaneamente l’anca destra e la sinistra, il chirurgo ortopedico può indicare l’impianto di una protesi d’anca bilaterale, in modo da trattare entrambe le articolazioni in un unico intervento.
Come si esegue
La procedura viene generalmente eseguita utilizzando la via d’accesso anteriore mininvasiva, una tecnica che permette di preservare i muscoli, limitare il trauma chirurgico e favorire un recupero più rapido rispetto agli approcci tradizionali (postero-laterale e laterale diretto). Ha una durata solitamente compresa tra le 2 e le 3 ore.
Il percorso di recupero inizia subito dopo: la mobilizzazione parte già nelle prime ore o il giorno successivo all’intervento. Con il supporto del fisioterapista, il paziente viene progressivamente aiutato ad alzarsi e a camminare utilizzando le stampelle. La degenza ospedaliera dura mediamente tra i 3 e i 5 giorni, salvo particolari esigenze cliniche.
Il percorso riabilitativo prosegue poi con esercizi mirati al recupero della mobilità, della forza muscolare e della propriocezione. La maggior parte dei pazienti torna alle normali attività quotidiane entro 6-12 settimane, mentre il recupero funzionale completo richiede generalmente circa 6 mesi, seguendo un programma fisioterapico personalizzato.
Quali sono i vantaggi della protesi d’anca bilaterale?
La protesi d’anca bilaterale offre diversi vantaggi nei pazienti accuratamente selezionati, soprattutto rispetto all’intervento eseguito in due tempi.
- Un solo intervento chirurgico. Entrambe le anche vengono trattate nella stessa seduta operatoria, evitando una seconda operazione programmata e riducendo il numero complessivo di accessi in ospedale.
- Una sola anestesia e un unico ricovero. Il paziente affronta un’unica procedura anestesiologica e una sola ospedalizzazione, evitando anche lo stress fisico e psicologico della degenza.
- Un unico percorso riabilitativo. Anche il recupero viene affrontato una sola volta, con una riduzione complessiva dei tempi di convalescenza e un ritorno più rapido alle attività quotidiane, lavorative e sportive. Inoltre, non essendoci un’anca ancora artrosica e dolorosa da proteggere, il paziente può distribuire il carico in modo equilibrato fin dalle prime fasi della riabilitazione, favorendo un recupero funzionale più efficace.
- Eliminazione immediata del dolore bilaterale. Il trattamento simultaneo risolve la sintomatologia di entrambe le anche, evitando che l’articolazione non ancora operata continui a limitare la qualità di vita e il recupero.
- Ripristino di un cammino più naturale. Sostituendo entrambe le articolazioni nel medesimo intervento si favorisce una distribuzione equilibrata del carico sugli arti inferiori, riducendo il rischio di compensi posturali, alterazioni della deambulazione e dismetrie funzionali.
- Durata degli impianti paragonabile alla protesi monolaterale. La sopravvivenza delle protesi dipende principalmente da fattori quali età, peso corporeo, livello di attività fisica e stile di vita, senza differenze significative rispetto alla sostituzione di una sola anca.
Come ogni intervento chirurgico maggiore, anche la protesi d’anca bilaterale presenta possibili complicanze, tra cui tromboembolia venosa, infezioni, sanguinamento e lussazione. Tuttavia, nei pazienti accuratamente selezionati, le evidenze scientifiche indicano che il rischio di complicanze non è significativamente superiore rispetto alla protesi d’anca monolaterale. Affidarsi a un chirurgo ortopedico esperto e a un centro specializzato rappresenta un elemento fondamentale per ridurre ulteriormente un’incidenza di complicanze che oggi è già relativamente bassa.
Per chi è indicato questo tipo di chirurgia protesica?
L’intervento simultaneo è indicato soprattutto nei soggetti affetti da coxartrosi avanzata bilaterale, caratterizzata da dolore cronico, rigidità articolare e importante limitazione funzionale che rende difficoltose anche le normali attività quotidiane. I candidati ideali sono generalmente pazienti tra i 50 e i 70 anni, in buone condizioni di salute e senza importanti comorbidità cardiovascolari, respiratorie o metaboliche. Al contrario, nei soggetti più fragili, con obesità severa o elevato rischio anestesiologico, in genere si preferisce programmare due interventi di sostituzione articolare distinti, distanziati di alcuni mesi, per garantire la massima sicurezza al paziente.
Cos’è l’intervento di protesi di ginocchio bilaterale
Anche la gonartrosi può colpire entrambe le ginocchia e, teoricamente, può essere trattata con una protesi bilaterale simultanea.
Nonostante sia una procedura tecnicamente realizzabile, nella mia pratica clinica preferisco non eseguirla.
La protesi di ginocchio rappresenta infatti un intervento più impegnativo rispetto a quella d’anca, sia per il chirurgo sia, soprattutto, per il paziente. Il decorso postoperatorio è generalmente più doloroso e la riabilitazione richiede un lavoro intenso e costante per recuperare la mobilità articolare.
Operare entrambe le ginocchia contemporaneamente significa affrontare il recupero senza poter contare su un arto valido di supporto. Questo aumenta il rischio di rigidità articolare nelle prime settimane, una complicanza che può compromettere il risultato finale dell’intervento.
Per questo motivo preferisco programmare due interventi separati, consentendo al paziente di recuperare completamente il primo ginocchio prima di affrontare il secondo. Personalmente ritengo che l’approccio sequenziale garantisca una ripresa più sicura ed efficace.
È sempre possibile eseguire un unico intervento? La valutazione del chirurgo ortopedico
La decisione finale circa la tipologia di intervento da eseguire – simultaneo o sequenziale – non dipende dalla preferenza del paziente ma dalla valutazione del chirurgo ortopedico, che deve individuare la soluzione più sicura e appropriata per ogni singola persona.
Mentre per l’anca la chirurgia simultanea rappresenta spesso una valida opzione, purché il paziente possieda le caratteristiche cliniche idonee, per il ginocchio è generalmente preferibile procedere con due interventi distinti.
La scelta nasce da un’attenta valutazione specialistica che comprende anamnesi, esame obiettivo, analisi di radiografie sotto carico ed eventuali approfondimenti diagnostici.
Vengono inoltre considerate l’età, lo stato di salute generale, le eventuali patologie associate, il livello di autonomia, l’intensità del dolore, il grado di degenerazione articolare e le aspettative del paziente, come il desiderio di tornare a praticare attività sportive o lavorative in tempi brevi.
Solo integrando tutti questi elementi è possibile stabilire se un intervento simultaneo offra vantaggi reali rispetto a un percorso in due tempi.
Conclusioni
L’artrosi bilaterale di anca o ginocchio è una condizione fortemente invalidante che può compromettere in modo significativo la qualità di vita. Quando i trattamenti conservativi non sono più efficaci, la chirurgia protesica rappresenta l’opzione più affidabile.
Nel caso della coxartrosi bilaterale, in pazienti accuratamente selezionati, è possibile impiantare entrambe le protesi nel corso di un unico intervento, ottenendo ottimi risultati. Per la gonartrosi bilaterale preferisco invece programmare due interventi distinti perché ritengo che questo approccio favorisca un recupero più sicuro e riduca il rischio di rigidità post-operatoria.
Ogni paziente è unico e merita una valutazione personalizzata. Solo una visita specialistica consente di stabilire quale sia il percorso chirurgico più indicato.
Se desideri capire quale soluzione sia più adatta al tuo caso, prenota un consulto presso una delle sedi in cui ricevo.